Autore:
Francesco De Nigris
Titolo: Sotto un cielo senza angeli
Numero di pagine: 219
Prezzo : 14,00€
Casa Editrice: Palomar
Distribuzione : reperibile in tutte le librerie (eventualmente a richiesta)
Distribuzione DHEONIANA
Ottavio vive selvaggiamente la sua infanzia. Suoi amici sono il fiume, il leccio e le altre creature che popolano la campagna. E' ingenuo, ma non spensierato: sua madre, in preda alla follia, lo maltratta e lo confonde con i fantasmi della sua mente. Fantasmi dal volto ambiguo, che Ottavio dimentica solo in presenza di Teresa. Teresa vive sola, lontano dal centro abitato. La sua diversità sta nel concedersi con facilità a chiunque. La sua spontaneità è pari solo a quella di Ottavio e i due finiscono con il vivere insieme. Ma la gente comune non può accettare una simile convivenza: il ragazzo è costretto a tornare a casa e a compiere il suo destino saltando oltre il muro di cinta della "villa". Sotto un cielo senza angeli la morale è solo un'imposizione violenta; sotto un cielo senza angeli vivono personaggi fuori dagli schemi, odiati e desiderati per la loro diversità.
"Visioni, passioni. Mancanza di limiti, censura. Amore, sesso. Ossessione. Ossessione di vita, di morte. Ossessione dove si infila anche una delle parole più terribili, incesto. Pure se sotto forma di fantasma. Tutto questo è in "Sotto un cielo senza angeli", il romanzo di Francesco De Nigris, andriese, pubblicato da Palomar. Un romanzo che si legge intrigati da ciò che non si dovrebbe leggere, ma che si riesce a leggere perchè De Nigri lo sa scrivere bene. E' un romanzo lucido. Lucido sulle ossessioni. Lineare sui labirinti della mente e del corpo. Spietato sui dubbi. Ragionevole sulla follia. Ma soprattutto, "Sotto un cielo senza angeli" è una storia che sconfina nei recinti della morale, della diversità, della violenza. E che, mentre la storia di Ottavio e di Teresa, puri nel loro essere contaminati dagli schemi degli altri, scorre tra amore, odio e desiderio, permette di far nascere domande, dubbi. Domande su quello che siamo e su come viviamo. Dubbi su quello che ha valore e su ciò che non ha importanza. Non solo: il romanzo di De Nigris è anche un discreto silenzioso, ma non troppo, inno-rimpianto all'Italia prima della scomparsa delle lucciole (come diceva Pasolini), lucciole fisiche e lucciole mentali. E' un discreto, silenzioso, ma non troppo, rifiuto della regola, della morale, della violenza degli schemi e dei giudizi. Schemi e giudizi, cioè, possono essere violentissimi, e la loro violenza più tremenda si abbatte su ciò che è diverso, magari ingenuo, anche folle. E' un bel libro, dunque quello di De Nigris. Un libro tosto. Una notevole opera seconda che si aggiunge al già buon esordio dell'autore andriese, nel 2001, con "Parole morte" (Edizioni Oppure). Allora parole morte, oggi parole di dolore".
(Ossessioni e visioni, un romanzo di Michele Palumbo - La Gazzetta del Mezzogiorno -)
"Non ha colpa Ottavio di tutta la sofferenza che gli piove addosso in questo paese germogliato in una terra senza speranze. Non ha colpa di una madre che ha perso il senno e vive con i propri fantasmi da quando lui è nato e delle angherie del pastore Gnazio, che potrebbe essere il padre, ma nel suo cuore nero non ha amore, solo un terribile segreto. La storia cupa di Ottavio inizia con una cornacchia che svolazza di fronte alle mura di un manicomio, la cosiddetta "Villa" di un paesino della Puglia. Di lì a poco si scoprirà che era il 1970 quando Ottavio ammazzò sua madre, "andava per quattordici ma non lo sapeva: molte cose non sapeva e non capiva a quel tempo". Già nelle primissime righe di "Sotto un cielo senza angeli", edito da Palomar. Francesco De Nigris (che è nato e vive ad Andria dove insegna educazione musicale) svela come nei parenticidi di Ambrose Bierce, il delitto che segna la storia e rompe quel patto tacito, madre e figlio, per il quale uno dei due doveva sottostare alla volontà dell'altro. La "bolla" in cui vivono fino all'epilogo raccontato magistralmente attraverso la visione di una medium, è fatta di parole risposte come involucri muti. E quando si rianimano il loro suono si traduce in risentimento. La madre gli racconta dello scazzamuridd che ogni notte mangia pensieri e Ottavio ascolta, le lacrime della donna rigano pure il suo volto. Il ragazzino cerca di uscire dalla gabbia della follia che imprigiona la madre ma è un cucciolo pronto a leccare la mano che offre una carezza, la sua innocenza si infrange con la crudeltà di un gruppo di giovani sbandati, il Topo, il Marocchino e lo Spretato, che lo trascinano in un nuovo inferno. Da qui Ottavio cerca una via di fuga tra e braccia di Teresa, ma il finale è già scritto, se persino il parroco si attiva per arginare la "rivolta delle coscienze" e riconsegnarlo al suo destino".
(Quell'umanità che va alla deriva di Ignazio Minerva - La Repubblica, pagina locale - )
Francesco De Nigris è nato ad Andria dove vive e insegna Educazione musicale. Ha già pubblicato il romanzo "Parole morte" (Oppure, 2001).